Rischio di esplosione nelle autorimesse: considerazioni alla luce del D.M. 03/08/2015

 

Il D.M. 21/02/2017 ha integrato le “Norme tecniche di prevenzione incendi” di cui al D.M. 03/08/2015 (cosiddetto “Codice” di prevenzione incendi”) con la Regola Tecnica Verticale (RTV) relativa alle autorimesse (capitolo V.6).

Il Codice, che è applicabile in alternativa al D.M. 01/02/1986 (Regola tecnica di prevenzione incendi per autorimesse e simili), introduce diverse novità. Il presente articolo vuole approfondire quella relativa al rischio esplosione nelle autorimesse.

L’utilizzo del codice, ad oggi facoltativo, richiede una sua integrale applicazione. Uno dei punti da trattare è il capitolo V.2, che ne costituisce RTV, dal titolo “aree a rischio per atmosfere esplosive”. Nello specifico, inoltre, il punto V.6.6 relativo alle autorimesse permette di omettere la valutazione del rischio esplosione se sono rispettate tutte le seguenti condizioni:

a)   almeno il 30 % delle aperture previste deve essere di tipo SEa, ossia di tipo permanente (prive cioè di serramento);

b)   il raggio di influenza (roffset) tra due SEa consecutive non deve superare i 30 m, con un minimo di due aperture ubicate in posizioni ragionevolmente contrapposte;

c)    i box auto aerati tramite il corsello devono avere aperture di superficie non inferiore al 30 % della superficie della basculante e le aperture devono essere dislocate per metà nella parte alta e per l’altra metà nella parte bassa della basculante stessa.

Tali misure, sostanzialmente, hanno lo scopo di garantire un’adeguata ventilazione naturale nel corsello e nei box, tale da poter “ridurre” la formazione di atmosfere potenzialmente esplosive (ATEX) a seguito di emissioni di gas o liquidi infiammabili dagli autoveicoli.

Balza immediatamente all’occhio la difficoltà di garantire i suddetti valori di aerazione, specie nella autorimesse “esistenti”, concepite per essere conformi al D.M. 01/02/1986. Supponendo ad esempio un box auto di dimensioni in pianta pari a 2,50 m x 5,00 m, con basculante di dimensioni 2,20 x 2,40 m, il punto c) richiederebbe che sulla basculante sia ricavata una superficie netta di aerazione pari almeno a: 30% x (2,20 x 2,40) = 1,58 m2.

Tale valore è sicuramente rilevante se confrontato con quello ottenuto applicando il D.M. 01/02/1986, che richiede una superficie di aerazione pari esclusivamente all’1% della superficie del box, ossia: 1% x (2,50 x 5,00) = 0,125 m2.

In pratica, il rapporto tra l’aerazione minima richiesta dal “Codice” e quella richiesta dal DM 01/02/1986 è di circa 12 volte superiore.

L’eventuale impossibilità di garantire le condizioni richieste dal Codice di cui alle precedenti lettere a, b, c, non significa necessariamente che l’autorimessa non rispetti il Codice. Ma semplicemente che la valutazione del rischio esplosione non può essere omessa a priori.

Pertanto, specialmente per le autorimesse esistenti, dove è estremamente difficile garantire il rispetto delle suddette condizioni minime (a meno di importanti modifiche sulle basculanti), è necessario valutare il rischio esplosione.

Quali strumenti normativi adottare per valutare il rischio esplosione nelle autorimesse ? I principali sono i seguenti:

-       norma CEI EN 60079-10-1:2010 (CEI 31-87) – Atmosfere esplosive - parte 10-1: Classificazione dei luoghi. Atmosfere esplosive per la presenza di gas (Attualmente vi è uno stato di regime transitorio in cui fino al 14.10.2018 entrambe le versioni 2010 e 2016 sono applicabili).

-       guida CEI 31-35:2012, quarta edizione – Atmosfere esplosive per la presenza di gas – Classificazione dei luoghi: Guida all’applicazione della norma CEI EN 60079-10-1 (CEI 31-87): 2012-02

-       guida CEI 31-35;V1 (edizione 2014)

-       guida CEI 31-35/A:2012-11

-       norma UNI EN 1127-1 (per l’analisi dei pericoli, valutazione dei rischi e individuazione delle misure di prevenzione e protezione) 

 

Importante è la sopra menzionata Guida CEI 31-35/A, ad oggi in vigore, il cui esempio GF-1 riguarda appunto i luoghi di ricovero di autoveicoli, ovvero le autorimesse. Tale esempio permette di non considerare luoghi a rischio di esplosione le autorimesse in cui siano soddisfatte le seguenti condizioni:

·         Gli autoveicoli sono alimentati o a benzina (o gasolio, non suscettibile a generare ATEX in condizioni normali) o gas di petrolio liquefatto (GPL) o gas naturale compresso (GNC);

·         Il parcamento di autoveicoli alimentati a GPL è possibile esclusivamente nei piani fuori terra; per quelli dotati di sistema di sicurezza conforme al regolamento ECE ONU 67-01, il parcamento è consentito nei piani fuori terra ed al primo piano interrato delle autorimesse;

·         L’unica sostanza infiammabile presente è il carburante contenuto nei serbatoi degli autoveicoli (l’olio lubrificante, se non riscaldato sopra il suo punto di infiammabilità, generalmente non presenta pericolo d’esplosione);

·         Non devono avvenire operazioni di riempimento e svuotamento dei serbatoi del carburante;

·         In caso di perdite di carburante è necessario eliminare e neutralizzare eventuali pozze, utilizzando adeguato materiale assorbente;

·         Gli autoveicoli devono essere tenuti ordinariamente a motore spento e con la chiave disinserita o nella posizione di riposo;

·         Gli autoveicoli devono essere omologati, mantenuti in efficienza rispettando le istruzioni per l’uso e la manutenzione fornite dal costruttore e sottoponendoli con esito positivo alle revisioni di legge;

·         Le autorimesse devono essere adeguatamente ventilate per disperdere le eventuali emissioni strutturali di sostanze infiammabili emesse nell’ambiente dal sistema di contenimento del carburante a bordo degli autoveicoli; in particolare, le corsie di manovra devono avere superfici di ventilazione naturale (prive di serramenti) secondo le vigenti disposizioni di prevenzione incendi, distribuite su due lati opposti delle corsie di manovra.

·         I locali devono rispettare le norme di prevenzione incendi (D.M. 01/02/1986).

·         Devono essere appositi cartelli monitori, quali ad esempio: divieto d’uso di fiamme libere e fumo; divieto di deposito di sostanze infiammabili o combustibili; divieto di riparazioni o prove di motori; divieto di parcheggio di autoveicoli con perdite anormali di carburanti o lubrificanti, etc.

·         L’impianto elettrico deve essere opportunamente realizzato e protetto contro le sollecitazioni di origine meccanica da parte degli autoveicoli.

 

In pratica, in un’autorimessa autorizzata ai fini antincendio (conforme quindi al D.M. 01/02/1986), un indice di aerazione di 1/25, con una frazione di permanente di almeno lo 0,3% la superficie di pavimento dell’autorimessa (in assenza di ventilazione meccanica) e con almeno due aperture contrapposte nel corsello, unito ad adeguata cartellonistica, permette di rendere trascurabile il rischio esplosione.

Pertanto, si ritiene che qualora si volesse applicare il Codice anziché il D.M. 01/02/1986:

·         la verifica del rispetto integrale delle condizioni di ventilazioni prescritte dal D.M. 01/02/1986 e delle condizioni di cui all’esempio GF-1 della Guida CEI 31-35/A rappresentino a tutti gli effetti una valutazione del rischio esplosione;

·         detta valutazione rilevi un rischio trascurabile, ossia del tutto accettabile.

 

Nel caso in cui, invece, dette condizioni minime non fossero rispettate, la valutazione dovrà essere approfondita in maniera “quantitativa”, individuando cioè le sorgenti di emissione SE (v. CEI EN 60079-10-1 e Guida CEI 31-35), le relative estensioni delle ATEX e valutando la probabilità di inneschi efficaci ed i fattori di danno.

Di seguito si riportano i risultati di alcune simulazioni numeriche effettuate dal nostro Studio, in una comune autorimessa del tipo “a box”. Si è fatto utilizzo del software PROGEX4 edito dal CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano).

Il box auto oggetto di “analisi” ha dimensioni b=2,50 m, a=5,00 m, h=2,50 m, ed è inserito all’interno di autorimessa conforme al D.M. 01/02/1986. L’autorimessa è munita di ventilazione naturale non inferiore a 1/25 la sua superficie in pianta e con aerazione permanente non inferiore allo 0,3%. Altresì, il box è aerato con aperture di aerazioni permanenti ricavate sulla basculante di accesso, metà sopra e metà sotto, di superficie complessiva pari a 0,200 m2, corrispondente a circa l’ 1,6 % della sua superficie (maggiore del valore minimo dell’ 1%).

Si definiscono quindi le seguenti condizioni ambientali e “strutturali”:

 

Ø  ubicazione in provincia di Milano

Ø  la velocità dell’aria nel corsello sia di almeno 0,10 m/s e quella interna al box di 0,03 m/s (valori ritenuti conservativi e plausibili); tali condizioni di ventilazione naturale si assumono presenti in maniera costante, configurando quindi una disponibilità BUONA

Ø  sia trascurato, cautelativamente, l’”effetto camino” (temperatura interna dell’aria nel box pari a quella esterna nel corsello)

Ø  siano applicate adeguate misure gestionali nell’autorimessa, tra cui:

o    assenza di interventi di riparazione;

o    parco autoveicoli relativamente “nuovo”, soggetti a controlli periodici conformemente alle istruzioni del fabbricante (tagliandi) e revisioni di legge.

Per tali autoveicoli, si ritiene che eventuali disfunzioni, prevedibili e/o rare, siano improbabili o eventualmente collegate a situazioni di “guasti catastrofici”, non ricompresi nel campo di applicazione della CEI EN 60079-10-1; per essi si considerano, quindi, unicamente le perdite “strutturali”, ossia emissioni che possono avvenire dai punti di discontinuità dei componenti del sistema di contenimento dei carburanti, quali flange sulle tubazioni, giunzioni tra parti di apparecchi e macchine, gli sfiati di valvole di sicurezza, etc.

Dette emissioni non sono facilmente ottenibili e andrebbero ricercate nelle banche dati dei costruttori. In ogni caso, la Guida CEI 31-35 riporta, tramite la tabella GB.3.3-1 alcuni valori di emissioni strutturali, tra i quali:

·         connessioni, accessori di tubazioni:

o    gas: 1,9 * 10-8 kg/s

o    benzina: 2,1 * 10-8 kg/s

·         valvole manuali e automatiche:

o    gas: 5,6 * 10-8 kg/s

o    benzina: 1,0 * 10-7 kg/s

Ai fini del calcolo del grado di ventilazione, viene considerata in prima battuta la presenza contemporanea di almeno 10 sorgenti di emissione strutturale per ogni autoveicolo. Esse costituiscono un’emissione di grado CONTINUO.

 

La seguente tabella mostra i risultati dei calcoli relativi alla “zonizzazione” delle ATEX:

carburante

Gruppo gas e classe T

Emissione totale

[kg/s]

Fattore efficacia ventilazione

LEL

[% vol]

Grado ventilazione

dz

[m]

Tipo di

zona

GPL

IIBT2

5,6 x 10-7

2

2

ALTO

0,046

0NE

GNC

IIAT1

5,6 x 10-7

2

3,93

ALTO

0,047

0NE

benzina

IIAT3

1 x 10-6

2

1,4

ALTO

0,017

0NE

 

In pratica, le “normali” perdite strutturali di carburante negli autoveicoli non pregiudicano il grado di ventilazione nel locale, che rimane ALTO. E le zone pericolose che si generano nell’intorno delle discontinuità strutturali degli impianti di stoccaggio e distribuzione del carburante, sono del tipo NE (Negligible Extension). In pratica, in tali condizioni, l’autorimessa non è classificata ai fini esplosivi, ovvero il rischio esplosione è trascurabile.

 

Tuttavia, un guasto sul circuito di distribuzione del carburante, può comportare la formazione di zone ATEX nei box, come meglio illustrato nella seguente tabella:

 

carburante

Gruppo gas e classe T

Emissione totale

[kg/s]

Fattore efficacia ventilazione

LEL

[% vol]

Grado ventilazione

dz

[m]

Tipo di

zona

GPL

IIBT2

P=15 bar con foro di 0,025 mm2

2

2

BASSO

-

1

(tutto il box)

GNC

IIAT1

P=100 bar con foro di 0,025 mm2

2

3,93

BASSO

-

1

(tutto il box)

benzina

IIAT3

Pozza di 1 litro

2

1,4

MEDIO

0,89

(b=0,30)

2

Perdite di carburante differenti da quelle “strutturali”, che comportano quindi maggiori emissioni, conducono quindi a individuare zone ATEX nei box che, a causa dell’elevato tempo di persistenza delle stesse, sono addirittura di tipo 1 nel caso di GPL e GNC.

 

 

CONCLUSIONI

Un’autorimessa che presenti il sistema di ventilazione conforme al D.M. 01/02/1986 e rispetti le condizioni di cui alla Guida CEI 31-35/A ha in genere un rischio esplosione sostanzialmente trascurabile, purché siano garantite (anche mediante apposita informativa e cartellonistica) elementari comportamenti di gestione e mantenimento degli autoveicoli, precedentemente descritti (divieto di attività di riparazioni, divieto di ricovero di veicoli difettosi, raccolta immediata con appositi prodotti di eventuali perdite di carburante, obbligo di detenzione di autoveicoli omologati e sottoposti a controlli e revisioni periodici, etc.).

Ciò è vero per un parco di autoveicoli sostanzialmente “moderno”, dotati cioè di tutti i congegni di sicurezza presenti nel mercato automobilistico (specie per quelli a gas) e sottoposti a periodici tagliandi e revisioni di legge. In caso contrario, eventuali guasti del sistema di contenimento / distribuzione del carburante, potrebbero causare classificazioni anche “severe”.

Da qui la necessità, dunque, che i fattori gestionali suscettibili di generare eventuali emissioni ATEX siano tenuti sotto controllo, eventualmente ricorrendo ad un piano di gestione della sicurezza, laddove possibile. Ciò significherebbe, almeno per le autorimesse private, monitorare i singoli autoveicoli, loro tipologia, data di immatricolazione, date di tagliandi, revisioni, etc. Insomma, un lavoro non da poco !

A conclusione dell’argomento, di seguito si riassume quella che si ritiene la struttura logica di valutazione del rischio esplosione in un’autorimessa, da adottare ad esempio in fase di presentazione della S.C.I.A. antincendio di un’autorimessa (art. 4 del D.P.R. n. 151/2011):


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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